Disturbi di Personalità C

il disturbo evitante di personalità: è caratterizzato da una modalità diffusa di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità al giudizio negativo da parte degli altri. Per tale motivo, temono di instaurare nuovi rapporti o di esporsi a qualunque nuova attività. Gli individui con disturbo evitante hanno un forte desiderio di stabilire relazioni intime con gli altri, tuttavia tale desiderio si accompagna ad una costante paura di essere criticati, disapprovati o rifiutati.
La conseguenza è una notevole restrizione del numero di amici e conoscenti e di occasioni relazionali, delle quali vengono sempre enfatizzati i possibili aspetti negativi. E’ riscontrabile una condizione di preminente “disagio e ansia sociale” ed una marcata tendenza a svolgere una vita routinaria che ponga questi soggetti al riparo dai potenziali rischi costituiti dalla novità. Per poter vivere sensazioni positive e gratificanti, anche se momentanee, gli evitanti coltivano interessi ed attività solitarie (es. musica, lettura, chat).
Il ritiro sociale, sebbene protegga la persona dall’ esporsi e dallo sperimentare il malessere dell’inferiorità, del senso di inadeguatezza, del senso di esclusione conduce, alla fine, ad una esistenza priva di stimoli, triste, con un visibile senso di vuoto che può condurre ad un vero e proprio quadro depressivo.

Il disturbo dipendente di personalità è caratterizzato da un quadro pervasivo ed eccessivo di ricerca di accadimento che determina un comportamento sottomesso e dipendente e timore della separazione. Tale quadro nasce da una considerazione di sé come fondamentalmente inadeguati e indifesi e pertanto incapaci di affrontare il mondo soltanto con le proprie forze.
Gli individui con disturbo dipendente di personalità delegano di solito le decisioni e le responsabilità importanti ad altre persone e consentono alle persone che si occupano di loro di prevaricare i loro bisogni.Tale comportamento è in parte dovuto alla loro riluttanza ad esprimere le proprie opinioni per timore di perdere il supporto o l’approvazione da parte degli altri di cui hanno bisogno, ed in è parte legato anche alla credenza di che gli altri sono più capaci di loro.I soggetti con disturbo dipendente hanno difficoltà ad iniziare progetti o a fare cose autonomamente. Tale comportamento è legato non alla mancanza di energia o di motivazione quanto piuttosto alla mancanza di fiducia nel proprio giudizio o nelle proprie capacità. In genere, sono portati a scegliere partner con caratteri forti che assumono nei loro confronti atteggiamenti dominanti e controllanti. Tale asimmetria relazionale pur apparendo alle volte all’esterno come un equilibrio, nuoce al soggetto dipendente, che sacrifica se stesso in funzione della relazione e che, spesso, paradossalmente finisce per essere scaricato in quanto non sufficiente stimolante per il partner.

Il disturbo ossessivo – compulsivo di personalità è caratterizzato da un quadro pervasivo di preoccupazione per l’ordine, perfezionismo, e controllo mentale e interpersonale, a spese di flessibilità, apertura ed efficienza.
Essi risultano affidabili, credibili, ordinati e metodici, ma la loro inflessibilità li rende incapaci di adattarsi ai cambiamenti. A causa della loro prudenza hanno difficoltà prendere decisioni perché temono di aver omesso di considerare tutti i pro e i contro delle opzioni da vagliare. Si assumono seriamente le proprie responsabilità, ma a causa del fatto che non tollerano gli errori o le imperfezioni, hanno spesso difficoltà a completare le attività intraprese o a delegare compiti o a lavorare con gli altri, a meno che quest’ultimi non si sottomettono al loro modo di fare le cose.
Solitamente sono soggetti con eccessiva dedizione al lavoro e alla produttività e ciò conduce loro spesso all’esclusione di attività di svago ed a rapporti di amicizia.
Tendono ad essere, spesso, avari o taccagni ed a mantenere un tenore di vita inferiore rispetto alla loro reale condizione economica, per poter essere certi di poter prevedere eventuali catastrofi future.
Dal punto di vista emotivo, tali individui sono convinti che le emozioni e gli impulsi debbano essere controllati per non perdere la propria autostima o per non danneggiare gli altri. Da qui la tendenza a reprimere e razionalizzare le emozioni, risultando, quindi, spesso rigidi, impostati.