Non è presente una definizione univoca di anziano o di invecchiamento. Tali definizioni variano a seconda delle diverse prospettive e finalità.

Per invecchiamento, si intende un complesso insieme di mutamenti che aumentano il rischio di malattia e di morte (Harman 2003). Mentre per la definizione di anziano, si può considerare come in ambito geriatrico tradizionalmente, ci si riferisca ad un criterio cronologico di età compresa tra 60 anni e più.

Il paziente può giungere alla valutazione neuropsicologica spontaneamente, su invio del medico di base o di uno specialista (medico o psicologo), su espressa richiesta dei familiari: l’analisi della domanda, ossia la “motivazione” che porta alla richiesta di una valutazione neuropsicologica, orienterà la tipologia e le modalità di esecuzione dell’esame neuropsicologico, la comunicazione dei risultati e la stesura del referto.

In ogni caso è importante che il paziente stesso, o un familiare quando sussistono condizioni cliniche sfavorevoli, autorizzi attraverso un consenso informato lo specialista neuropsicologo ad effettuare la valutazione neuropsicologica sia essa a scopo clinico o forense.

  • pianificare un intervento riabilitativo tenendo conto delle abilità cognitive compromesse e delle abilità preservate;
  • monitorare, attraverso controlli ripetuti nel tempo (follow-up), il decorso di alcune patologie come accade per le forme di decadimento cognitivo nelle Demenze oppure nella Malattia di Parkinson;
  • controllare la regressione di quei sintomi, cognitivi e comportamentali, tipici delle forme reversibili (deficit da vitamina B12, folati, TSH, FT3, FT4, omocisteina, etc.);
  • valutare l’efficacia di un trattamento neurocognitivo.